Mio marito non vuole lasciare sua madre… e io sto scoppiando
«Ancora con questa storia, Clara? Ti ho detto che non posso lasciarla sola!» La voce di Marco è secca, più di quanto vorrei. Mi colpisce ogni volta come una porta che sbatte. Ma oggi proprio non ce la faccio più. «E io cosa dovrei fare? Questa non è casa mia, non lo sarà mai! La tua vita gira tutta attorno a tua madre, Marco. E io? Ti sei mai chiesto come sto io?»
Lui stringe le mani nella felpa grigia che ancora porta, anche se fuori fa caldo. Si vede che è nervoso: gira in salotto avanti e indietro, tra la credenza carica di fotografie ingiallite e le tende rosa pesanti che sua madre, la signora Giuliana, ha scelto vent’anni fa. «Giuliana ha solo te,» ripete lui, per l’ennesima volta. Uniti da una promessa che non c’entra niente con il matrimonio: quando suo padre Giovanni è morto, otto anni fa, Marco ha giurato di non lasciarla mai. Io questo lo sapevo, sì. Ma speravo che essere marito e moglie significasse almeno parlare di futuro.
Sono nata a Firenze, in una famiglia che sembrava normale quanto basta: una madre ossessiva, troppo presente e sempre pronta a giudicare, e un padre silenzioso che portava pazienza. Quando ho conosciuto Marco al lavoro — eravamo giovani, pieni di sogni e idee bizzarre su viaggi, feste, avventure fuori dai confini — pensavo davvero che niente ci avrebbe fermati. Non immaginavo che saremmo tornati, otto anni più tardi, a vivere nella stessa casa dove lui era cresciuto, prigionieri di ricordi che non erano miei. Giuliana è gentile con me, almeno all’apparenza: “Clara, hai visto dove ho messo la tovaglia buona?” “Clara, hai già pensato a cosa cucinare domani?” E la sua voce striscia tra le pareti come polvere. Ogni oggetto, ogni abitudine qui dentro porta il suo marchio. La casa Profili.
«Sono stanca,» sussurro. E mi sento sul punto di scoppiare. Io e Marco non abbiamo difficoltà a permetterci un bilocale, o anche qualcosa di meglio. Entrambi lavoriamo: lui informatico, io grafica, tanti progetti e nessun figlio, non certo per scelta. Ma ogni volta che accenno solo per sbaglio all’idea di trovare qualcosa per noi, Marco si chiude: “Come faresti tu se fosse tua madre?”
Non lo so, davvero non lo so. Forse non sarei capace di lasciarla. Ma come si fa a scegliere chi amare? Si può vivere tutta la vita nelle scarpe di qualcun altro?
Intanto la vita dentro Casa Profili segue il ritmo di Giuliana. La sveglia alle sei e mezza, le persiane di legno da aprire rumorosamente, il caffè fatto nella Moka che solo lei sa usare — e guai se provo io —. Il finesettimana arriva sempre uguale: Marco resta accanto a sua madre in cucina, capace di ridere alle sue vecchie barzellette sul prete del paese, mentre io mi sento estranea, spettatrice invisibile alla loro complicità fatta di queste piccole abitudini che non condivido.
Qualche volta Giuliana lancia battutine appena velate. “Quando vi deciderete a fare un bambino? Sai che questa casa ha sempre avuto bambini in corridoio?” Le sorrido a denti stretti, mentre le mani tirano le stoviglie pulite fuori dalla lavastoviglie. A volte penso che persino le posate abbiano più diritto a essere qui che io.
A dicembre, durante una delle tante cene domenicali in famiglia, la tensione esplode. Mia madre, che arriva da Firenze solo qualche volta e che detesta questa atmosfera, racconta ad alta voce di come io, da bambina, facevo la ribelle e non volevo mai stare con i miei. «Sai, Clara ha sempre voluto fare le cose a modo suo. Non era una da casa chiusa…»
Giuliana sorride, e a me sembra una smorfia: «Qui avrà imparato a stare al suo posto, però.»
Una lama sottile, nemmeno così ben nascosta. Marco stringe le labbra, fa finta di non sentire. Finisce di sparecchiare, si rifugia in sala TV. Io e mamma restiamo in cucina, e lei mi sussurra: «Clara, tu non sei felice, vero?»
Non rispondo. Forse non sono mai stata così infelice in vita mia.
Quella notte, fingo di dormire accanto a Marco, le dita che salgono e scendono sui tasti del cellulare, dove scorro annunci di case in affitto nella nostra zona. Ne ho selezionate due, belle, arredate, col balcone e il tram proprio sotto. Sogno a occhi aperti una vita che forse non arriverà mai. Ma ogni settimana, uno dopo l’altro, questi sogni si accartocciano come fogli gettati via. Marco non ne vuole sapere.
Un lunedì sera, quando torno dal lavoro tardi, trovo Giuliana nel corridoio. «Hai mai pensato a quanto sei fortunata? Non tutte hanno un marito così. Ti tratta come una regina. Lo sai che, se solo glielo chiedessi, per te andrebbe anche sulla luna?»
Sento il sapore acre delle lacrime in gola. Fortunata. Sì, certo. «Davvero pensa che io sia fortunata?» le chiedo, sottovoce. Lei inclina la testa, la sua pettinatura perfetta, il profumo di cipria e lavanda. «Chi altro ti sopporterebbe così testarda come sei?»
Devo uscire in terrazza a prendere aria, a guardare la luna piena che se ne sta sospesa sopra i tetti del condominio. Mi dico che non posso più, che devo trovare il coraggio. Se solo Marco mi ascoltasse una volta davvero…
Passano giorni, settimane. Le mie notti diventano corte, le occhiaie sempre più profonde. Una sera, al rientro dal lavoro, Marco mi trova che preparo una valigia. «Cosa fai?» chiede quasi sussurrando, ma senza vera sorpresa. Non urla. Non si arrabbia. «Non ce la faccio più, Marco. Non voglio vivere qui, voglio una casa per noi. Non voglio odiare tua madre, ma sto odiando questa vita. E se devo scegliere, almeno questa scelta la voglio fare io.»
«E se io non venissi?» domanda lui. Gli vedo la paura negli occhi, quell’indecisione da bambino perso. E in quel momento, come un fulmine, capisco che la mia infelicità è solo un riflesso della sua incapacità di separarsi dal passato. «Allora forse non c’è più niente da salvare tra noi.»
«Clara…»
Ma non aggiunge altro. Solo il suono delle mie chiavi che tintinnano, le scale buie, la porta che si richiude alle mie spalle. Forse davvero non tutti i matrimoni sopravvivono alla famiglia. Forse ho sbagliato tutto. Ma quante donne, come me, si ritrovano a scegliere fra il proprio matrimonio e la libertà? E voi, cosa avreste fatto al mio posto?